La Bolognano dell’Arte

Rubiamo le parole di Marcello Carriero (fonte: www.carlozucchetti.it/scultura-allolio-doliva/)

A Bolognano Joseph Beuys concepisce e realizza un’opera d’arte con le vasche di decantazione per l’olio dei Durini, cinque opere, cinque come i continenti della Terra e le dita della mano. Chiudendoli con una lastra di arenaria le sculture sono dei pesanti parallelepipedi di pietra scavata da mani antiche, appunto, il cui tappo di pietra è immerso nell’olio d’oliva. L’olio nutre la pietra, in un bagno rituale la lucida come uno specchio, che riflette il mondo sospendendo in un profumato bagliore la gravità del materiale mostrando il blocco minimale nelle varianti superficiali delle sue facce che, all’incidenza della luce, rispondono muovendosi in cangianti cromatismi. L’olio e il vino, come la pietra, il feltro e il grasso indicano calore, magnetismo e interpretano il flusso energetico della natura. Olivestone, questo è il titolo dell’opera del 1984 fa parte dell’operazione artistica di Beuys intitolata “Difesa della Natura” fatta del dialogo tra durezza lapidea della ragione, dell’ordine e della morte e caos della vita il cui calore rianima l’immota geometria di questi sarcofagi di arenaria vecchi di almeno tre secoli. La terra stessa da cui proviene il materiale fu per Beuys quella di Bolognano, una terra che popolò di piante in via d’estinzione piantando, come fece a Kassel anni prima, 7000 querce. Un gesto simbolico che questo sciamano contemporaneo accompagnava col dire che: “non siamo noi a piantare gli alberi ma sono gli alberi a piantare noi”.

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